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La Locandiera

Date e città Libretti Scarica PDF · 5 pagine

La scheda tecnica CdC della stagione 2026–2027 è in preparazione.

Sinossi

Mirandolina gestisce una locanda a Firenze e, con il suo ingegno e le sue buone grazie, conquista il cuore degli uomini che vi alloggiano. Il Marchese di Forlipopoli e il Conte d’Albafiorita la corteggiano apertamente, ma lei li tiene entrambi a distanza. L’equilibrio cambia con l’arrivo del Cavaliere di Ripafratta, che disprezza le donne e deride chi si lascia sedurre. Ferita nell’amor proprio, Mirandolina dirige contro di lui tutte le proprie arti.

Con intelligenza e una sapiente finzione di sincerità, mostra di condividere le sue idee e ne conquista la stima e la confidenza. Moltiplicando attenzioni e premure, trasforma poco a poco la riconoscenza in amore, finché il Cavaliere, convinto di essere invulnerabile, cade ai suoi piedi.

Raggiunto lo scopo, Mirandolina completa la vendetta: tormenta l’uomo sedotto e, davanti a lui, annuncia il matrimonio con Fabrizio, uomo del suo stesso ceto al quale aveva già dato parola. In sole ventiquattro ore Goldoni costruisce un’azione naturale e perfettamente condotta, nella quale ingegno, finzione e orgoglio trasformano la seduzione in potere.

Note di regia

Mettere in scena La Locandiera significa entrare in uno dei momenti più importanti della storia del teatro italiano: il passaggio dalla Commedia dell’Arte alla riforma goldoniana. Goldoni non cancella la tradizione che lo precede, ma parte da essa, ne conserva l’energia, il ritmo e i meccanismi comici, per condurla verso un teatro nuovo, fondato sulla parola scritta, sull’osservazione della realtà e sulla progressiva trasformazione del tipo fisso in personaggio.

Nell’allestimento questa doppia anima rimane costantemente presente. Dietro il Marchese di Forlipopoli, il Conte d’Albafiorita, Fabrizio e lo stesso Cavaliere di Ripafratta si possono ancora intravedere le figure della tradizione comica, ma Goldoni le sottrae progressivamente alla rigidità del tipo per restituire loro caratteri, debolezze, contraddizioni e sentimenti.

Mirandolina rappresenta pienamente questo nuovo teatro. Non è una maschera, ma una donna capace di comprendere il mondo che la circonda e di dominarne le dinamiche attraverso la parola, l’intelligenza e una straordinaria consapevolezza del comportamento umano. La locanda diventa così un piccolo universo nel quale le differenze sociali, il denaro, la nobiltà, il desiderio e la seduzione vengono osservati e messi a confronto.

La regia parte dalla tradizione della Commedia dell’Arte, dal ritmo, dalla fisicità e dal rapporto diretto tra gli interpreti, per accompagnare gradualmente lo spettatore dentro il nuovo mondo goldoniano. La comicità non viene abbandonata, ma diventa sempre più legata alla verità dei personaggi e delle loro relazioni.

La Locandiera si trova dunque su una soglia: alle sue spalle il grande patrimonio delle maschere e dei tipi della tradizione italiana; davanti, un teatro nel quale l’essere umano, con le sue passioni e le sue contraddizioni, diventa protagonista. È proprio in questo passaggio che l’allestimento ricerca la propria identità, lasciando emergere la modernità di Goldoni senza perdere la memoria teatrale dalla quale la sua riforma ha avuto origine.

La nostra messinscena parte da questa costruzione. Goldoni concentra l’azione in ventiquattro ore e rende naturale ciò che potrebbe apparire incredibile: è nell’equilibrio fra naturalezza e artificio che riconosciamo la forza della sua riforma teatrale. Le scene restano leggere, i costumi richiamano il Settecento e la parola guida gli attori. Al centro rimane Mirandolina, capace di governare il gioco e di rivelarne insieme il fascino e il pericolo.

I grandi temi

L’ingegno di Mirandolina

Nelle sue Memorie Goldoni ricorda di avere scritto La Locandiera espressamente per Corallina, personaggio interpretato dall’attrice Maddalena Marliani. Mirandolina viene definita dallo stesso autore «la femme adroite»: una donna accorta che conquista con l’ingegno e le buone grazie. Non la muove l’amore, ma l’orgoglio ferito. Per difendere l’onore del proprio sesso, ricorre a una sapiente finzione di sincerità, trasformando la confidenza in desiderio e la seduzione in vendetta. Allo stesso tempo incarna i nuovi valori della borghesia settecentesca.

La nobiltà decaduta e riforma teatrale

Quando Goldoni scrive La Locandiera, nel 1752, quel mondo teatrale e la società che lo aveva accompagnato stanno profondamente cambiando. La progressiva crisi della cultura aristocratica e l’affermazione di nuovi valori legati alla borghesia trovano nel teatro goldoniano uno straordinario luogo di rappresentazione. La trasformazione della Commedia dell’Arte e la riforma del teatro procedono così accanto alla trasformazione della società settecentesca.

Ai tipi e ai meccanismi della Commedia dell’Arte Goldoni sostituisce progressivamente personaggi definiti dalla loro condizione sociale, dalla psicologia, dalle relazioni e dalle contraddizioni. Il teatro guarda sempre meno a un universo convenzionale e sempre più alla società reale.

Centralità della donna sulla scena: da Isabella Andreini a Mirandolina

Isabella e Mirandolina appartengono a due mondi teatrali differenti, ma possono incontrarsi proprio nella centralità della donna sulla scena. Isabella domina il palcoscenico attraverso l’arte dell’attrice; Mirandolina domina la locanda attraverso l’arte della parola e della relazione. Entrambe conoscono il potere della seduzione, ma soprattutto conoscono il potere dell’intelligenza.

In questa prospettiva La Locandiera può essere letta come un punto di arrivo di una lunga tradizione. Dietro Mirandolina rimane la memoria delle grandi attrici della Commedia dell’Arte e delle Innamorate che, come Isabella Andreini, avevano già dimostrato quanto un personaggio femminile potesse essere il centro vitale della rappresentazione.

Goldoni raccoglie quella straordinaria eredità e la conduce verso un nuovo teatro. Dall’attrice che costruisce il personaggio sulla scena si passa al personaggio che l’autore costruisce attraverso la scrittura; dall’improvvisazione alla drammaturgia compiuta; dalla Commedia dell’Arte alla riforma goldoniana. Ma al centro rimane una donna capace di governare la scena attraverso la parola, l’intelligenza e la propria libertà.

Testi elaborati a partire dalle Memorie di Carlo Goldoni, nel passo dedicato alla composizione e al successo de La Locandiera.

Lo spettacolo
in breve

Scheda dello spettacolo La Locandiera
AutoreCarlo Goldoni
GenereCommedia di carattere
ProduzioneTeatro Europeo Plautino
RegiaCristiano Roccamo
Durata75 minuti (atto unico)
Classi consigliateQuarte