L’allestimento del Miles Gloriosus nasce dalla volontà di riportare al centro della scena la forza originaria della comicità di Plauto, rispettandone il testo, il ritmo e i suoi straordinari meccanismi teatrali. Cinque attori danno vita ai diversi personaggi della commedia attraverso un continuo gioco di trasformazioni, equivoci, inganni e travestimenti.
I costumi nascono da una ricerca sull’iconografia del mondo antico e sono ispirati, tra l’altro, alle celebri statuette minoiche note come “Dee dei serpenti”, risalenti al XVI secolo a.C. e conservate presso il Museo Archeologico di Heraklion, a Creta. Forme, volumi e suggestioni cromatiche di queste testimonianze vengono rielaborati teatralmente, senza perseguire una ricostruzione archeologica, ma ricercando un’immagine scenica capace di evocare il Mediterraneo antico. La scena rappresenta una casa immersa nei colori e nelle suggestioni di Efeso, luogo in cui Plauto ambienta la vicenda.
In alcuni brevi momenti dello spettacolo viene recuperato l’uso delle maschere della commedia latina, come richiamo alla tradizione scenica antica e alla sua forte dimensione visiva. Parallelamente, il lavoro sugli attori recupera la costruzione del tipo fisso, elemento fondamentale della comicità plautina: il soldato fanfarone, il servo astuto, il giovane innamorato e gli altri caratteri acquistano immediata riconoscibilità attraverso il gesto, la voce, il ritmo e la fisicità dell’interprete. In alcuni momenti viene inoltre introdotto l’uso dei dialetti, come omaggio alla vitalità del sermo vulgaris e alla capacità della lingua popolare di trasformarsi in strumento di comicità e di immediata comunicazione con lo spettatore.
L’allestimento recupera i meccanismi più autentici del teatro plautino: il rapporto diretto con il pubblico, il lazzo, l’equivoco, il ritmo serrato e il continuo ribaltamento delle situazioni. Dietro la risata emerge anche il senso antimilitarista dell’opera: Pirgopolinice, il soldato che ostenta imprese, conquiste e una forza smisurata, viene progressivamente smascherato e ridicolizzato. La figura del guerriero diventa così un tipo comico, contrapponendo alla prepotenza e all’esaltazione della forza l’intelligenza, l’astuzia e il gioco teatrale.
Il soldato fanfarone diventa il simbolo di una forza che si rivela fragile quando viene privata della propria retorica. La forza viene sconfitta dall’intelligenza, la prepotenza dal gioco teatrale, la vanità dalla risata. È un Plauto che non necessita di essere attualizzato, perché nei suoi tipi fissi, nelle debolezze dei suoi personaggi e nella capacità di mettere in ridicolo l’arroganza del potere continua ancora oggi a parlare direttamente al pubblico.
Cristiano Roccamo