Mettere in scena Sei personaggi in cerca d’autore significa entrare nel mistero della creazione artistica. Nella prefazione Pirandello racconta che la Fantasia gli condusse sei creature già vive. Il loro dramma era stato rifiutato; per questo irrompono in teatro, cercando un autore.
La nostra messinscena parte da questa invasione. Il palcoscenico rimane visibile per ciò che è: uno spazio vuoto e impreparato, un luogo di prova. Il teatro non è lo sfondo della vicenda, ma il suo vero campo di battaglia. Senza artifici gli attori accompagnano il pubblico a comprendere cosa vuol dire essere personaggio, una vita bloccata all’interno di una forma non mutevole.
La compagnia tenta di adattare la storia alle esigenze della scena; i personaggi difendono la realtà immutabile del proprio dolore. Gli attori possono interpretare e ripetere. I personaggi possono soltanto essere. Per chi è fissato per sempre nella propria forma, ogni imitazione diventa una deformazione.
La regia abita questa frattura. Tragico e comico, fantastico e realistico si sovrappongono; Madama Pace non entra, ma nasce davanti agli occhi del pubblico. Il vano tentativo di rappresentare il dramma diventa così il vero spettacolo. Pirandello scrive che «per artificio non si crea vita». Eppure, quando risuona lo sparo finale, chi può ancora affermare che quei personaggi non siano vivi?
Cristiano Roccamo